domenica 7 dicembre 2014

Louis-Ferdinand Céline nella terra dei Soviet!

Céline in nave nel 1936, di ritorno dall'URSS.

Negli anni '30, il “pellegrinaggio in Russia” era un must per gli intellettuali occidentali, curiosi di vedere con i loro occhi il “paradiso socialista” propalato dalla ben oliata macchina propagandistica sovietica e dai partiti comunisti europei ai quali capillarmente si riferiva tramite l'appositamente creata “Unione degli scrittori sovietici per le relazioni con l'estero”. Quasi tutti questi intellettuali, a parte notevoli eccezioni come André Gide con il suo Ritorno dall'URSS, per opportunismo o per fedeltà di partito, chiusero gli occhi davanti alla miseria nelle campagne, allo squallore dell'umanità delle città, al perpetuarsi delle disparità di classe, all'oppressione poliziesca, dando al ritorno una visione confortante della terra dei Soviet e laudando “l'uomo e la donna nuovi”. 




Nel 1936, anche Céline fu invitato a andare in Unione Sovietica, ufficialmente per spendervi i diritti della traduzione del Viaggio al termine della notte, tradotto dalla Triolet, compagna dell'ex dada scopertosi stalinista Aragon. Pessimo affare per la propaganda bolscevica! Al ritorno, come sappiamo, il Dottor Destouches, che aveva tenuto occhi e cervello ben aperti, demolì l'URSS, il comunismo, e, già che c'era, qualunque velleità di redimere l'Uomo, nell'incendiario Mea Culpa del 1937.
Pubblichiamo qui di seguito un estratto di una breve ma grandguignolesca testimonianza relativa a questo periodo, inedita in italiano, della intellettuale antifascista Lucie Mazauric, che incontrò Céline durante la sua permanenza in Russia:

Sapevamo che Leningrado fosse bella, ma non avevamo immaginato la perfezione ineguagliata della sua architettura! Non avevamo mai visto nulla di così armonioso. Mosca, con i suoi campanili dalle cupole a bulbo e il suo Cremlino, ci aveva fatto penetrare nell'antica Russia vicina all'oriente […] Questo detto, non ci è stato possibile maturare un giudizio d'insieme sul regime, come Gide ha fatto. Non ne avevamo né il tempo né i mezzi [facile, pilatesca scappatoia, quella della “chierica” Mazauric, NdT].
Leningrado non era, come Mosca, la Mecca degli intellettuali. Il nostro incontro più strano, all'hotel, fu quello di Céline. Non so quale fantasioso sovietico aveva avuto la strampalata idea di invitarlo a venire in URSS. Il suo fisico mi ghiacciò, con il suo volto tormentato, forato da due occhi azzurri molto chiari, la sola nota di purezza in quella faccia degradata. I suoi discorsi grondavano di volgarità voluta. Cito: “Questo paese è infetto. Impossibile viverci. Io, ho bisogno di queste buone piccole democrazie marce, per farci del buono...” E aggiungeva, davanti a una segretaria terrorizzata: “E non c'è nessuno con cui scopare qui! Non ho che questa piccola sciacquetta di segretaria, che ogni mattina se ne esce dal mio letto per precipitarsi a fare rapporto alla GPU!” La segretaria l'ascoltava, capendo tutto, sull'orlo delle lacrime. Una scena terribile a vedersi... Ma non era Céline che eravamo venuti a scoprire in URSS. Preferivo ricordarmelo ai suoi inizi, quando André [Chamson] era stato il primo a salutare il suo esordio in letteratura con un articolo di elogio!


Traduzione di Andrea Lombardi

domenica 16 novembre 2014

"Cosa vuol dire sinistra? Niente, meno di niente": Céline a Élie Faure, 1933


http://www.ilgiornale.it/news/cultura/cosa-vuol-dire-sinistra-niente-meno-niente-1068156.html

Su "Il Giornale" di oggi una fenomenale lettera contro il conformismo delle élite e delle masse di L.-F. Céline, anticipazione del libro su LFC mio e di Gilberto Tura, di prossima pubblicazione! 
 

giovedì 13 novembre 2014

Céline nell'invasione della Francia, giugno 1940: il Chella.


Francia, giugno 1940. Céline medico in guerra (a sinistra), al centro Lucette Almanzor.

Agli inizi della seconda guerra mondiale Céline si darà volontario nell'esercito francese, ma la sua domanda viene respinta; farà quindi il medico di bordo su una nave militarizzata, il Chella, della Compagnia di navigazione Nicolas Paquet & Cie., in rotta fra Marsiglia e Casablanca. Il Chella era lungo 138 mt per 19 mt di larghezza, stazzava 8.921 tsl, e le sue sei turbine a vapore per complessivi 15.300 CV gli facevano raggiungere la velocità di 20 nodi. Poteva trasportare sino a 556 passageri divisi in tre classi. Il Chella speronerà il Kingston Cornelian, un peschereccio antisommergibile/cacciamine della Royal Navy da 449 tsl presso Gibilterra, causando 27 morti e numerosi feriti tra i marinai inglesi: il Dr. Destouches si prodigherà nei soccorsi a questi ultimi. Ecco come Céline riporta quella drammatica notte in Colloqui con il Professor Y:

...devant Gibraltar !... nous coulâmes un petit anglais, l’aviso Kingston Cornelian... nous lui passâmes par le milieu ! nous le fîmes couler corps et biens... nous à vingt et deux nœuds ! pensez ! 11.000 tonnes ! il n'a pas fait ouf ! on était gros, il était petit, il a pas eu le temps !
- Eh bien ! eh bien !
- Y a pas d'« eh bien » ! médecin maritime du Chella ! splendide unité, Colonel, le Chella !... tout armé, proue en poupe ! nous le découpâmes par le milieu cet effronté ! toutes ses grenades firent explosion !... il nous déchira sur seize mètres ! seize mètres de coque de longueur !... mais lui, comme trou dans l’eau, pardon ! corps et biens ! corps et biens !... c’est pas Trafalgar tous les jours... ils ont eu beau nous faire passer en Conseil de Guerre maritime !... trop tard ! trop tard. nous filions nos vingt et deux nœuds...





La nave viene quidi convertita in incrociatore ausiliario, prendendo il nome di X12 e impiegata come trasporto truppe.
Il 2 giugno 1940 l'X12 è incendiato dagli aerei tedeschi nel porto di Marsiglia (vedi foto), e autoaffondato per evitare l'esplosione delle munizioni trasportate. Il Viaggio nella disfatta della Francia di Céline proseguirà invece a terra, tra le colonne di profughi e di Poilu in rotta  e le sirene gli Stuka in picchiata.


Il Chella in tempo di pace.



Il Kingston Cornelian, un peschereccio a vapore...



...divenuto nave ausiliaria della Royal Navy, e denominato FY 121 
(la foto è di un'altra nave della stessa classe di ASW Trawlers - pescherecci antisom)
 


 Il Chella bombardato a Marsiglia. Notare la mimetizzazione inusuale, rappresentante una chiatta e una finta prua procedente in senso inverso, complete di onda di prua.


 Vedi http://adhemar-marine.blogspot.it/2010/05/2-juin-1940-la-fin-de-chella-paquet.html

mercoledì 12 novembre 2014

I luoghi dell'Africa di Céline: l'ospedale di Douala in Camerun...

... dove Louis-Ferdinand Destouches fu ospedalizzato brevemente nel 1916, come ricordato nel Viaggio. L'ospedale, riservato agli occidentali, fu costruito nel 1896 dal governo tedesco, e notevolmente ampliato dai francesi negli anni '30.


venerdì 19 settembre 2014

Il processo Céline e l'inchiesta di Le Libertaire, 1950.



"Céline è una personalità potente, che ha sempre avuto bisogno di “ventilarsi”. Da questo punto di vista, lo si può paragonare a Bernanos. Se non si vedesse in lui sin dal principio lo scrittore, e aggiungerei il poeta, perché lui è un grande poeta lirico, si potrebbe essere tentati di giudicarlo severamente. Ma, malgrado le apparenze, Céline è sempre stato ed è ancora al di sopra delle parti.
Vogliate gradire, Signore, i miei più distinti saluti". 


Risposta a una inchiesta del 1950 sul processo per collaborazionismo a Céline di Paul Lévy, direttore della rivista Aux Écoutes, ebreo, filoisraeliano e antifascista.




mercoledì 3 settembre 2014

"La TV, tutta quella roba, sono dei mezzi talmente inferiori per abbruttire..."



"Il quotidiano, il mensile, tutto quanto... Talmente massiccio che neanche le teste più solide ce la faranno a resistere... Saranno abbruttiti fin dall'infanzia... E via di peggio in peggio, l'alcol, l'automobile, la televisione, il quotidiano, il settimanale..."

L.-F. Céline

lunedì 18 agosto 2014

Il “Viaggio al termine della notte” di Erika Irrgang, amante di Céline



Ecco come la giovane ebrea tedesca Erika Irrgang, una delle sua amanti, ricorda il suo “Viaggio al termine della notte” con Céline a Parigi nel 1935:


"Andavamo in giro attraverso le notti notturne di un quartiere malfamato. Louis si metteva a parlare con dei vecchi ubriaconi e delle prostitute pallide. Dava a un poveraccio che sputava i polmoni una ricetta per un ricovero in un dormitorio municipale. Alzava poi le spalle quando il malato stesso ce la strappava davanti agli occhi. Dopo, mi faceva una conferenza sull'inutilità di aiutare la gente, e descriveva con dei dettagli orrendi la “corte dei miracoli” che si parava davanti a noi. Fui molto colpita da queste escursioni nella notte. Credo che le facesse per me, come esempio, per mostrarmi come fosse importante prendere le distanze dalla vita sulla strada. 
Per rallegrarmi, una volta mi propose di andare al Bois de Boulogne per veder sorgere il sole. Era un mattino magnifico. Parlammo pochissimo, e non incontrammo anima viva sino al momento di far colazione in uno dei caffè del parco. 
Non riuscivo a capire come l'insonnia non gli lasciasse il minimo segno di stanchezza, sia sul volto sia sulla sua attenzione. E quando dopo queste avventure notturne tornavo a dormire all'appartamento in rue Lepic, lo attendevano ancora molte ore di servizio alla clinica"



giovedì 7 agosto 2014

""Raccontare tutto questo dopo… è una parola… è una parola!" - Féerie II, Normance.




"Raccontare tutto questo dopo… è una parola… è una parola!… Si ha, comunque, l’eco ancora… brroumn!… la capa ti oscilla… anche con sette anni passati… la zucca!… il tempo non è niente, ma i ricordi!… e le deflagrazioni del mondo!… le persone che si sono perse… le pene… i compagni sparsi… gentili… malvagi… smemorati… le ali dei mulini… e l’eco ancora che ti scuote… sarei scagliato nella tomba insieme!… Porco di un vento! ne ho piena la testa!… pieno lo stomaco… Brrroum!… risento… avverto… vibro delle ossa, qua nel mio letto…" 


L.-F. Céline, Féerie II, Normance.





domenica 3 agosto 2014

"Siamo partiti nella vita con i consigli dei genitori. Non hanno retto dinnanzi all’esistenza"




"Siamo partiti nella vita con i consigli dei genitori. Non hanno retto dinnanzi all’esistenza. Siamo piombati in pasticci uno più tremendo dell’altro. Siamo venuti fuori alla bell’e meglio da conflagrazioni funeste, più o meno di traverso, come granchi bavosi, a dietro culo, qualche zampa in meno: Delle volte ci siamo divertiti, bisogna essere giusti, anche con la merda, ma sempre in preda al’inquietudine che le porcate ricomincino… E sono ricominciate sempre… Ricordiamoci un po’! Si parla delle illusioni, che perdono la gioventù: Noi l’abbiamo perduta senza illusioni la gioventù !... E ancora storie”. 


L.-F. Céline, Guignol’s Band.

sabato 19 luglio 2014

Louis-Ferdinand sul Ponte di Londra: Céline in Inghilterra, 1915































Dopo il suo ferimento in azione nella prima guerra mondiale, nel 1915 il giovane Destouches fu inviato a Londra quale impiegato presso il locale ufficio passaporti francese. Troveremo ben più di una traccia delle sue esperienze tra i bassifondi e le attrazioni più o meno lecite della metropoli inglese nelle picaresche avventure dei personaggi di Guignol's Band I e de Il ponte di Londra. Georges Geoffroy, suo collega all'epoca, dà un vivace ritratto di Céline in questo periodo nel ricordo - inedito in italiano - che presentiamo qui di seguito.

Andrea Lombardi

Louis Destouches in Inghilterra
di Georges Geoffroy


Alla fine del 1914, ero aggregato al 2e Bureau[1] della 8a Armata a Roussbrugge, nelle Fiandre. Agli inizi del 1915, fui inviato a Folkestone e poi a Londra, dove mi trovai assegnato all’Ufficio passaporti.

Fu là, qualche tempo dopo, che vidi arrivare Louis Destouches con la sua “batteria da cucina” (Destouches dixit): Medaglia Militare e Croce di Guerra. Facemmo subito amicizia e, siccome non sapeva dove stare, gli proposi di dividere la mia camera ammobiliata al 71 di Gower Street, il cui affitto era per me un po’ troppo caro. Accettò. Vivemmo così assieme per mesi, senza quasi separarci mai. 

Dopo il lavoro andavamo in giro per Londra, nel quartiere di Soho particolarmente, e, poiché avevamo un debole per le femmine, facemmo la conoscenza di un buon numero di ragazze, sia inglesi che francesi e di altre nazionalità.

All’Ufficio Passaporti noi avevamo il compito di rilasciare il visto d’ingresso in Francia o di rifiutarlo. Nei casi dubbi, ci riferivamo ai nostri superiori.

Avemmo così l’occasione di conoscere – oltre a della gente bene – molti individui bizzarri o equivoci; questi ultimi incantavano Louis Destouches, il quale amava moltissimo osservare le persone e conoscerle per ascoltarne i discorsi e studiarle.

Certe sere frequentavamo il bel mondo, il “bel mondo francese”. O magari Louis mi portava al music-hall (la “batteria da cucina” era sufficiente per entrare gratis), a degli spettacoli di balletto. Conoscemmo Alice Delysia e, personalmente, ritrovai al Palace un amico, Aimé Simone-Gérard, che ci presentò delle teatranti. Louis andava matto per le ballerine. Aveva una passione per la danza. La nostra vita era allo stesso tempo semplice e movimentata, con degli incontri strani, come, per esempio, quello con Mata Hari, che ci invitò a pranzo al Savoy, dove risiedeva. Avevamo le istruzioni di accordarle il suo visto, ma di farla aspettare sempre un po’ di tempo.

Non sapevamo esattamente cosa l’attendeva in Francia, ma ne avevamo comunque una vaga idea.

Certi giorni avevamo qualche soldo, e altri non ne avevamo per niente! Ma tutto si aggiustava a Soho. I papponi francesi e le loro protette erano gentili con noi, sempre pronti a offrirci da mangiare.

Durante tutto questo periodo, Louis non mi ha mai detto di voler scrivere, e non l’ho mai visto premdere un’annotazione. Solamente, leggeva molto e mi svegliava spesso alle 6 di mattina quando accendeva la luce per prendere un libro, solitamente di filosofia o storia. Mi leggeva allora ad alta voce dei brani di Hegel, Fichte, Nietzsche, Schopenhauer. Tutto questo andrà avanti per mesi, poi, un bel giorno, credo verso la fine del 1915, fu riformato e lasciò Londra. Credo che partì per l’Africa. Da parte mia, partii per l’America con la Missione Tardieu nel 1917, e non tornai in Francia che nel 1919.

E, se nel 1932 non avessi letto l’articolo di Léon Daudet ne “l’Action Française” dedicato al Goncourt e al Voyage au bout de la nuit, potrei averlo perso di vista per sempre. Il caso volle che conoscessi un certo Bernard Steele, americano, che non sapeva nulla di editoria, ma che aveva delle risorse finanziarie e che era socio nell’impresa “Denoel et Steele”. Gli telefonai subito e gli dissi: “Ma sei tu il coeditore di Céline Destouches?” ma non potei continuare perché mi interruppe dicendomi: “Te lo passo, è accanto a me”. “Sei proprio tu, porca d’una vacca!”, mi disse Céline. Ci rincontrammo da Weber. Non era più il fantaccio Destouches, ma non era cambiato, sempre curioso di tutto, brillante, e per nulla inebriato dal suo successo. Da quel momento ci siamo rivisti abbastanza regolarmente, o in rue Giradon da Lucette, o in avenue Junot da Gen Paul.

Nel 1943, tenemmo la nostra ultima lunga riunione. Céline, Lucette e Gen-Paul vennero a pranzo da me il giorno di Natale. Era felice, rilassato, affascinante. Aveva appena rifiutato ai tedeschi di collaborare alla creazione di un giornale antisemita. Quando parlava di politica, Céline era come un profeta, mille metri al di sopra dei veri avvenimenti mondiali. Improvvisamente mi disse: “Vecchio mio, tra un po’ i crucchi saranno così coglioni da farsi accoppare all’est, e sta bene. Però quando smammeranno, allora gli asiatici arriveranno a Parigi e sarà terribile (chiamava i russi “asiatici”).” Forse Céline non credeva a uno sbarco angloamericano? Gli risposi calmo: “Louis, sono sicuro che gli angloamericani saranno a Parigi ben prima che gli asiatici”. E lo credevo ancor di più poiché ero americanofilo-anglofilo.

Durante l’occupazione mi veniva a trovare abbastanza spesso in ufficio, rue Danielle-Casanova. Me lo ricordo come fosse ieri: con il suo giaccone di montone e i suoi occhialoni da moto appesi al collo. Una mattina, c’era stato lo sbarco: “Ti porto il braccialetto di Lucette da riparare, mi serve domattina, partiamo per Saint-Malo”. Risposi: “Sì Louis, ma mi prendi per un imbecille?”. Non mi rispose; mi sembrava molto angosciato. Gli consigliai di riparare in Spagna. Partì, senza dirmi dove. 

Più tardi, ricevetti di tanto in tanto una lettera da Copenaghen, e si stabilì tra noi una corrispondenza. Le sue lettere erano segnate da una grande tristezza. I danesi l’avevano sbattuto in prigione, e, senza concedere l’estradizione gli avevano proibito di esercitare la medicina. Proibito anche a Lucette di dare lezioni di danza. Un bel giorno, dopo aver ricevuto una lettera ancora più malinconica delle altre, presi un aereo e andai a passare qualche giorno con loro a Copenaghen.

Céline, per me, era un uomo del Medio Evo o del Rinascimento ritornato sulla terra, e che mal sopportava il XX secolo. Era proprio un gran bel tipo. 


[1] Il Servizio Informazioni di un Comando d’Armata dell’Esercito francese.


Da L'Herne - Céline, traduzione di Andrea Lombardi. 

mercoledì 9 luglio 2014

Fabrice Luchini legge Céline...



Attore cinematografico e teatrale e appassionato di Céline, Luchini (nato a Parigi nel 1951) ha dedicato a LFC diverse letture, lavori teatrali e interviste TV e radio.

Grazie a Daniela C. per avermi ricordato di segnalare il brillante attore francese!

domenica 29 giugno 2014

"Viaggio al termine dell'apocalisse - Vita e opere di Louis-Ferdinand Céline" - Conferenza all'Elettra, Bologna

Se è questo il Tradimento - Ezra Pound su L.-F. Céline



Non è soltanto il FRANCESE francese di Rabelais che resuscita / Non soltanto il francese corrente / il francese della gente / che compare finalmente sulla carta ; adesso esso vive sulla carta /
La vecchia e lurida sirena che si erge dal fango della Senna ;  scarmigliata ; ebbra / ben poco attraente / dice all’autore che è venuto il momento di smammare / Glie lo dice / lo dice / che non è il caso di andare per il sottile /
Non vi è la pesantezza che talvolta si insinua nell’Ulisse / niente di quella ricerca inutile dell’esagerare che fa di Finnegan’s Wake un’opera della scarsa importanza.
Joyce ha raggiunto il suo apice con l’Ulisse / E c’è sempre dell’esuburanza / Nel Finnigan tenta / prova una tecnica / distrazione borghese.
Non ho la pazienza di venirne a capo / non sta a me di valutare la proporizione di metallo puro nel suo minerale grezzo.
Grazie a Dio.
La Francia ha un autore che nel 1938 ha scritto: LA FRANCIA NON HA ALLEATI.
Quella singola frase basta e avanza per stimare un autore.
Sì / gli scrittori americani del futuro / gli scrittori del 1940-50 dovranno SEMPRE leggere un autore FRANCESE / voglio dire un ALTRO autore francese ; uno che non compare ancora nei libri di scuola / un autore che nemmeno AMY Lowell terrà tra i suoi libri preferiti /
La Francia puzza / e la puzza è stata registrata / Registrata in una COPIA che nessun uomo dopo Rabelais ha potuto eguagliare / ma la copia / la riserva di parole resta secondaria / l’importanza di CELINE è la sua maniera di vederci chiaro /
Eh sì / parlo di CELINE / l’ultimo libro soppresso nella Francia del nonnetto Pétain mi dicono / non gli è piaciuto il SOGGETTO / e allora PERCHÈ non gli piace / Céline faceva di tutto per salvare la Francia /
Credo che stia ancora a raccoglierne i pezzi / popolazione di 40 milioni in Francia nel 1938 / 25 milioni di francesi / destinati ben presto a essere una minoranza / CELINE glie lo diceva / e loro NON ascoltavano Céline /
Di sicuro gli amici di Mr. Chamberlain, e i compagnucci di Mr. Eden NON incoraggiano i libri di Céline / di sicuro, presso alcuni, le sue opere non sono ben accette / Nondimeno l’École des Cadavres ha raggiunto le 51 edizioni prima di arrivare alla copia (e questa) davanti a me /
Le sue opere meglio CONOSCIUTE sono Voyage au bout de la Nuit, Mort à Credit, Bagatelles pour un Massacre.
Bonjour, Ferdinand / non credo sia il mio dovere il catalogare le pubblicazioni francesi / ma riconosco sempre un vero libro quando ne vedo uno / a prescindere dal contenuto /
Ferdinand ha saputo TROVARE la realtà / Ferdinand è uno scrittore /
Il prossimo sarà l’ultimo /
Gnrr gnrrgnrrgnrr.
Suicidio della nazione.
Gnières ! Gn / gn /
Questo sarà il suicidio della nazione.
Non si ritornerà più al paese.
Non solo per la sua copia, l’abbondanza delle sue parole / Non solo per il suo contenuto / Si deve leggere Céline un giorno o l’altro. I membri attivi del Pubblico devono COMPRARE le loro copie de l’École des Cadavres / non basta ascoltarmi per 5 minuti alla radio, o di sfogliare una delle sue opere a casa di un amico.

[Adattamento e traduzione in francese fatta da Ezra Pound stesso di un suo discorso radiofonico in inglese del 1942; traduzione dal francese di Andrea Lombardi]








domenica 1 giugno 2014

Reading di Elisabetta Fadini di Mea Culpa di Céline al Rumors Festival - Illazioni vocali, estate 2013



Reading di Elisabetta Fadini di Mea Culpa di Louis-Ferdinand Céline. Alla voce Elisabetta Fadini, al violino Michele Gazich e al pianoforte Marco Lamberti. Teatro Romano Verona, Rumors Festival- illazioni vocali 2013. Estate teatrale veronese 2013.


sabato 31 maggio 2014

Will Self su Céline e "Viaggio al termine della notte"

Will Self, uno degli scrittori inglesi contemporanei più originali, su Céline e Viaggio al termine della notte:

"Céline mi mostrò come fosse possibile esprimere ciò che prima era stato inacessibile. In particolare, mi mostrò come aggiogare i bisogni equini del corpo al carro dorato della fantasia, per creare una qualche forma di realismo magico sporco. Quando comparì questo romanzo, era ancora possibile credere nell'avanguardia: vi erano cose importanti da dire, cose censurate da tabù e pregiudizi. Oggi, tutto è permesso, e non si ode più nulla. Ma, ciò nonostante, la voce di Céline risuona ancora: sprezzante, forte, patetica, vile, e, in ultima analisi, io credo trionfante".





domenica 25 maggio 2014

Nuova T-shirt: Louis-Ferdinand Céline, una bomba armata a rancore!


Cari céliniani, abbiamo realizzato un numero limitato di magliette dedicate al Nostro, al prezzo di 15,- Euro + spese spedizione. T-shirt Fruit of the Loom 100% cotone, colore nero.

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"Fatelo vivere a lungo, un tipo come Céline, e i posteri ne vedranno delle belle! Io non so se questo scrittore sia capace di amore. È UNA BOMBA ARMATA A RANCORE. Ma che cosa mai gli ha fatto l'umanità! [...] Ma come fa, un personaggio come Céline, ad essere medico?" Benito Mussolini a Yvon de Begnac.





domenica 18 maggio 2014

Di prossima pubblicazione un'edizione limitata del manoscritto del Viaggio al termine della notte


Dal 2 giugno 2014, le éditions des Saints-Pères metteranno in vendita 1000 copie del manoscritto del Voyage, acquistato dalla BNF per 1.67 milioni di Euro nel 2001, da allora mai digitalizzato e concesso in visione solo a pochi, sceltissimi ricercatori. Un must per i céliniani più accaniti! Qui Gilberto ripercorreva le intricate vicende del manoscritto.



giovedì 15 maggio 2014

Speciale su Céline di radio RBN con Andrea Lombardi, Roberta Di Casimirro, Mario Michele Merlino e Adriano Scianca



Speciale su Céline di radio RBN in compagnia di Andrea Lombardi, Roberta Di Casimirro, Mario Michele Merlino, Adriano Scianca.

QUI il podcast; per ascoltare la trasmissione
, dopo aver aperto il link basta stoppare la diretta della radio che trovate a destra nel riquadro nero, e premere play al di sotto del manifesto.

sabato 12 aprile 2014

Céline e il cinema: Luciano Vincenzoni e il Viaggio al termine della notte



Così Luciano Vincenzoni (sceneggiatore di La grande guerra, I due nemici, Per qualche dollaro in più, Giù la testa e Il buono, il brutto e il cattivo... nella foto, con Audrey Hepburn) su Céline:



“L’incontro fatale, la vera svolta. Avevo sedici anni – racconta – e c’era la guerra, e una mattina, a Padova, dopo una grandinata di bombe americane, le sirene avevano dato il segale di cessato allarme. Digerita la paura, mi diressi verso casa, quando su una bancarella di libri usati vidi e comprai Viaggio al termine della notte, di Céline. Quel titolo mi aveva colpito, affascinato... [...] Ho letto molto nella mia vita ma nessun libro mi ha dato quelle emozioni. Quella vecchia copia, polverosa e ingiallita, è sempre rimasta davanti a me per tutta la vita, è stata la mia Bibbia. Il Viaggio è uno stupendo, delirante affresco in cui s’intrecciano pietà, ironia e tragedia ed è soprattutto una denuncia contro le aberrazioni della società di massa, contro le guerre, contro la miseria fisica e morale, contro il degrado delle periferie urbane, contro i ricchi che diventano sempre più ricchi, una denuncia mescolata a vera pietà per i poveri che diventano sempre più poveri”.


'Vincenzoni ricordava anche come il Viaggio al termine della notte è stato il sogno di tanti registi, lo avrebbero infatti voluto realizzare Renoir, Carné, Clement e anche il suo grande amico Sergio Leone, che aveva conosciuto il romanzo vedendolo sul suo tavolo. Lo lesse con passione e andò anche in Francia con l’intenzione di realizzarlo. Non ce la fece a trovare il produttore, ma alcune suggestioni céliniane finirono sia in Il buono, il brutto e il cattivo che in Giù la testa. Così come Vincenzoni rielaborò l’antimilitarismo e l’orrore della guerra di trincea di Céline nell’ispirazione del monicelliano La grande guerra. “Céline – annota ancora Vincenzoni in Pane e cinema – morì nei primi anni Sessanta, disprezzato, umiliato, in povertà. Peccato, perché se avesse tenuto duro avrebbe visto, come ho visto io, nel 1968, a Parigi, i giovani contestatori sulle barricate con la copia di Viaggio al termine della notte sotto il braccio. Era diventata la loro Bibbia. Alla fine Céline aveva vinto…" Alla fine degli anni Sessanta Vincenzoni a New York ebbe la fortuna di imbattersi in un altro suo mito letterario: Jack Kerouac, il papà della beat generation, l’autore di Sulla strada. Durante una cena in un ristorante del Village, di Céline dovette ammettere: “Ho avuto la fortuna di leggere il Viaggio. E dopo questo capolavoro ho smesso di leggere gli altri autori europei, perché ho pensato che non si poteva andare oltre”. Più di vent’anni dopo un giudizio analogo viene formulato a Vincenzoni da un altro grande scrittore americano: Charles Bukowski: “Stavo a Los Angeles e avevo saputo che abitava nel quartiere degli artisti, a Venice. Mi procurai l’indirizzo, una cassa di Chianti e andai a trovarlo…”. Tra una bottiglia e l’altra, Vincenzoni gli domanda la stessa cosa chiesta anni prima a Kerouac: chi fosse il suo scrittore europeo preferito? E Bukowski non esitò un attimo: “Il più grande è Céline, il suo Viaggio al termine della notte è insuperabile…”.'*.


Céline nel cinema: Marius e Jeannette e Viaggio al termine della notte


Il nostro lettore Mattia Nicolini di segnala una citazione di Céline nel film di Robert Guédiguian Marius e Jeannette: "Quest'uomo non ha più musica nel suo cuore per far danzare la propria vita" (dal Voyage).

Le pire, c'est qu'on se demande comment le lendemain on trouvera assez de forces pour continuer à faire ce qu'on a fait la veille ? Ou on trouvera la force pour ces démarches imbéciles, ces milles projets qui n'aboutissent à rien, ces tentatives pour sortir de l'accablante nécessité, tentatives qui toujours avortent et toutes pour aller se convaincre une fois de plus que le destin est insurmontable, qu'il faut retomber en bas de la muraille chaque soir, sous l'angoisse de ce lendemain toujours plus précaire, toujours plus sordide ?... C'est l'age aussi qui vient peut-être et nous menace du pire... On n'a plus beaucoup de musique en soi pour faire danser la vie...

sabato 5 aprile 2014

Jim Morrison e Céline, End of the night e Viaggio al termine della notte

Il titolo del capolavoro di Céline echeggia in questa canzone dei Doors: inoltre, Morrison cita alcuni passaggi di Blake nel testo. Un tributo a due autori che James Douglas Morrison aveva letto e amato al College.



End Of The Night

Take the highway to the end of the night
End of the night
End of the night
Take a journey to the bright midnight
End of the night
End of the night

Realms of bliss
Realms of light
Some are born to sweet delight
Some are born to sweet delight
Some are born to the endless night

End of the night
End of the night
End of the night
End of the night

Realms of bliss
Realms of light
Some are born to sweet delight
Some are born to sweet delight
Some are born to the endless night

End of the night
End of the night
End of the night
End of the night






martedì 1 aprile 2014

Céline nel cinema: Les Amants du Pont Neuf e il Dottor Destouches

Su suggerimento di Gilberto, ecco un'altra citazione cinematografica di Céline: nel film Les Amants du Pont NeufMichèle, interpretata da Juliette Binoche, si rivolge a un "Dottor Destouches" per curare la sua vista.






giovedì 6 marzo 2014

Céline riscattato dall’inaudita compassione, di Philippe Forest
















Un poeta da salvare o un pamphlettista da condannare? È una finta alternativa

da La Stampa del 5.3.14


Il supposto scandalo, è stato detto e ripetuto, si enuncia così: un genio può essere un criminale? O viceversa: un criminale può essere un genio? Nella fattispecie, come può uno stesso individuo, Louis-Ferdinand Céline, essere stato uno dei più grandi scrittori del secolo scorso e contemporaneamente aver condiviso le idee più barbare della sua epoca? O Céline è un criminale, e allora non è un genio. Il che significa che il Viaggio al termine della notte e gli altri libri che ha scritto dopo non possono essere considerati capolavori come è stato fatto. O Céline è un genio, e allora non è un criminale. E in questo caso bisogna pensare che le opinioni delittuose che ha illustrato in Bagatelle per un massacro e altrove non possono essergli totalmente imputate. Già si capisce che nessuna delle due ipotesi soddisfa del tutto. [...]
L’opposizione morale tra il «genio» e il «criminale» ne sottende in realtà un’altra, strettamente letteraria, che contrappone due concezioni della scrittura – Barthes le chiamava «transitiva» e «intransitiva» – e due figure dell’autore – diciamo, nel caso di Céline, il «pamphlettista» e il «poeta». Il dibattito attuale si trova a dover decidere quale di queste due opzioni critiche debba essere privilegiata per rendere conto del caso Céline e se quest’ultimo debba essere considerato un «pamphlettista» oppure un «poeta». I detrattori dell’autore del Viaggio al termine della notte attribuiscono al «pamphlettista» la paternità dell’opera nel suo insieme e vi mettono in evidenza, puntualmente, la presenza disseminata di convinzioni criminali. I suoi sostenitori invece attribuiscono l’opera intera al «poeta» come se quelle stesse convinzioni evaporassero grazie alla pura magia dello stile che le sublima. Ma sia i detrattori che i sostenitori si sbagliano per via della visione unilaterale della letteratura cui si limitano. Perché il «romanziere» è contemporaneamente «pamphlettista» e «poeta» e proprio per questa ragione non è né l’uno né l’altro, facendo dialogare queste due figure di se stesso all’interno di un’opera che instaura un altro rapporto con la Verità.
Questa dialettica di cui è perfettamente consapevole, Céline la innesca assumendo contemporaneamente i discorsi contraddittorii di cui la sua opera è stata oggetto, invalidando e confermando di volta in volta sia le teorie che lo accusano sia quelle che lo discolpano, non lasciando a nessuno il compito di istruire al posto suo il suo stesso processo, pronunciando tanto l’accusa quanto la difesa, spingendo al parossismo il paradosso su cui poggia la sua concezione del romanzo vero. Ora assume il ruolo del «poeta», ora adotta quello del «pamphlettista». E certo, la soluzione semplicistica che consiste nel separare il buon grano della «poesia» dal loglio del «pamphlet» risulta pateticamente inadatta perché ovunque in Céline, in ogni suo testo, lo scritto implica entrambe queste concezioni antagonistiche della letteratura.
Da un lato, capita a Céline di presentarsi come un puro stilista, indifferente o persino refrattario alle idee. Insomma, un musicista delle parole. Il che corrisponde a evacuare con discrezione il problema della sostanza della sua opera per mettere in evidenza quello della sua forma. Questa è la tesi che sostengono a loro volta i difensori dello scrittore quando affermano che esclusivamente su questo terreno deve essere apprezzato il genio di Céline, salutato come l’eroe di un’operazione poetica senza equivalenti centrata sulla lingua. Ma è evidente che questa interpretazione formalista e estetizzante è del tutto insufficiente. E soprattutto è in totale contraddizione con la concezione che ha Céline della letteratura in generale e della sua letteratura in particolare. D’altro lato infatti gli capita anche – e in realtà ben più spesso – d’insistere sul fatto che la sua opera si basa su un’esperienza vissuta da cui trae la sua sostanza e che ne fa una testimonianza effettiva sul mondo, di cui fa affiorare il vero e terribile volto. [...] 
Tra tutte queste menzogne e tutti questi misfatti, Céline però dice il vero. Ed è per questo che la sua opera sta dalla parte del Bene. E la sua ultima parola è la stessa che Barthes, alla fine del suo insegnamento, scopriva in Proust e Tolstoj, e nella quale formulava la sua ultima definizione di romanzo, quella che colloca l’autore del Viaggio al termine della notte sullo stesso piano degli autori della Recherche e di Guerra e pace. Ciò che il romanzo è veramente, Barthes lo enuncia così: «Il sentimento che deve animare l’opera sta dalla parte dell’amore: ma quale? La bontà? La generosità? La carità? Forse semplicemente perché Rousseau ha dato alla pietà (alla compassione) la dignità di un filosofema». 
Che il romanzo debba essere considerato una grande parola di pietà rivolta a tutto ciò che vive e a tutto ciò che muore, che questa stessa parola risuoni essenzialmente in esso, e persino dietro agli scoppi d’odio e agli accenti di rabbia, Céline ne è testimone. La lettura di tutti i suoi libri lo dimostra. Ad esempio Pantomima per un’altra volta, forse il più grande ma anche il meno letto dei suoi romanzi, significativamente dedicato «Agli animali, ai malati, ai prigionieri». Vi si trova la strana dichiarazione che, da sola, meriterebbe ancora pagine e pagine di riflessione: «Quando vorrete, vi proverò l’esistenza di Dio al contrario». Il romanzo come anti-prova ontologica? Ma si tratta di provare alla rovescia che Dio esiste o viceversa di provare che non esiste? Molto più della poesia, il romanzo parla quando il divino si è ritratto, nella vertigine che ne consegue, per far sentire da quell’abisso una parola semplicissima, una parola di rivolta volgare come la vita che si oppone a tutto ciò che la nega: «la coscienza è questo: merda! merda!… mai, in nessuna circostanza, ho potuto rassegnarmi alla morte… non ho mai potuto abbandonare nulla… la mia propria morte sarebbe una pacchia, sarei ben contento, è la morte degli altri che mi offende… nel fondo più fondo di tutto è per questo che io sto sulle scatole, che si accaniscono a appiopparmi un sacco di colpe, perché impreco sulla morte degli altri… persino sui centenari che tirano le cuoia non sono mai stato d’accordo!… io sono perché niente sparisca…merda! merda! merda!». Questa è la verità di Céline.

Traduzione di Gabriella Bosco

sabato 25 gennaio 2014

Recensione di Lettres à Henri Mondor di Louis-Ferdinand Céline



Maledetto Céline 
Nelle lettere dall’esilio l’urlo disperato dello scrittore

Esce in Francia il carteggio inedito dell’autore del “Voyage” che tra provocazione e vittimismo chiede di essere riabilitato dopo i suoi scritti antisemiti
di Fabio Gambaro, Repubblica 14 gennaio 2014


PARIGI Eccessivo, paranoico, rancoroso, apocalittico. Louis-Ferdianand Céline, l’autore maledetto delle lettere francesi, torna a far parlare di sé. Sono infatti appena giunte in libreria quarantuno lettere inedite che il romanziere scrisse a Henri Mondor, tra il 1950, quando si trovava ancora in esilio in Danimarca, e il 1961, anno della sua scomparsa. In queste epistole pubblicate oggi per la prima volta – Lettres à Henri Mondor (Gallimard, pagg. 167, 18,50 euro) – l’autore di Viaggio al termine della notte si rivolge a quello che all’epoca è un uomo colto e influente, un medico e scrittore molto apprezzato, nella speranza di essere aiutato a rientrare in patria ed essere riabilitato nel mondo culturale francese. E per conquistarsene l’appoggio insiste molto sulla similitudine dei loro percorsi, tra medicina e scrittura. Tuttavia, come sottolinea la curatrice del volume Cécile Leblanc, l’intesa tra i due all’inizio non era assolutamente scontata. Mondor – autorevole membro dell’Académie de Médecine e dell’Académie Française – nell’immediato dopoguerra aveva infatti partecipato al ComitatoNazionale degli Scrittori all’origine di una lista nera di autori collaborazionisti nella quale figurava evidentemente anche il nome di Céline.
Qualche anno dopo però, in occasione del processo in cui l’autore antisemita di Bagatelle per un massacro fu condannato in contumacia a un anno di prigione, Mondor iniziò ad interessarsi più da vicino al percorso di Céline, sostenendo che il suo grande valore letterario dovesse essere distinto dai comportamenti privati e dalle dichiarazioni politiche. È in questo senso che scrisse al presidente della Corte di Giustizia che si occupava del caso dello scrittore. Céline lo ringrazierà calorosamente il 7 marzo 1950, con una lettera che segnerà l’avvio di una corrispondenza durata oltre un decennio, in cui a poco a poco i legami tra i due diventeranno sempre più stretti. Tanto che, quando Céline chiederà a Mondor di scrivere la prefazione per la pubblicazione di Viaggio al termine della notte e Morte a credito nella celebre collana della Pléiade, questi, dopo una prima esitazione, accetterà, contribuendo così a quella consacrazione a cui il romanziere aspirava da sempre.
In queste lettere cariche d’invettive e di lirismo, di trovate linguistiche e di provocazioni burlesche, Céline spinge a fondo sul registro del vittimismo, dicendosi perseguitato e insultato dai suoi concittadini: «Questa frenesia di farmi soffrire è cosmica, è atomica!», scrive fin dalla prima lettera, aggiungendo in quella successiva: «Da molti anni sono così tanto infangato, oltraggiato, perseguitato, cacciato, stritolato». Per lui, «la caccia allo scrittore è lo sport nazionale della Francia». A perseguitarlo sarebbe un «branco di sciacalli », in particolare gli intellettuali vicini a Sartre, tanto che, con il suo stile iperbolico, scrive senza mezzi termini: «Attualmente, il nazional-sartrismo sostituisce dappertutto – e con foga – il nazionalsocialismo appena liquidato».
Céline, che non esita a definirsi «un medico fallito, un poeta fallito, un musicista fallito», in realtà desidera più di ogni altra cosa il riconoscimento letterario. La sua è un’ambizione divorante. Vorrebbe vincere dei premi letterari, ottenere la stima dei critici e soprattutto pubblicare le sue opere nella collana della Pléiade, ma l’editore Gaston Gallimard tergiversa. È il motivo per cui lo tratta da «imbecille», definendolo un «disastroso droghiere». E quando finalmente il progetto inizia a prendere corpo e Mondor accetta di scrivere la prefazione, Céline contribuisce direttamente alla costruzione della propria leggenda, fornendo numerose informazioni e indicazioni al medico intento a lavorare sui suoi testi.
Gli ricorda, per esempio, l’infanzia difficile, la partecipazione alla Prima guerra mondiale, le ferite subite, le difficoltà economiche, l’assenza di vocazione letteraria e la decisione di lanciarsi nella scrittura esclusivamente per motivi economici. Un’affermazione che tuttavia non gli impedisce di vantare l’originalità del suo stile: «Secondo la tradizione “all’inizio era il verbo”: io dico di no! “all’inizio era l’emozione”. L’ameba appena sfiorata non parla, si ritrae, s’emoziona... La piccolissima novità del Viaggio è forse questa capacità di ritrovare l’emozione del linguaggio parlato attraverso la scrittura... In fondo, la sto- conta poco, io non sono che uno stilista, o almeno ho cercato d’esserlo».
Insomma, in queste epistole sorprendenti il romanziere francese, che non esita ad avvicinare la propria scrittura a quella di Rabelais, un altro medico passato alla scrittura, esibisce senza remore le proprie ossessioni e le proprie frustrazioni, ma anche il suo genio e il suo straordinario talento di scrittore. Motivo per cui leggerle oggi è un modo per inoltrarsi nella personalità complessa di uno dei più grandi scrittori del XX secolo.

I documenti
“Sono un fallito, ma fatemi tornare”

COPENAGHEN, 29/4/[1951]
Grazie mio caro per il suo articolo pieno di grande coraggio – e credo anche di grande giustizia. Lei ha messo la penna sulla piaga, la più orrenda piaga dei francesi, la maldicenza, la denigrazione dei loro... non c’è niente da fare. In questo sono veramente gli eredi dei loro padri. L’invidia delirante a qualsiasi prezzo! Ho provato, con mezzi inadatti, l’ammetto, a guarire un po’ la loro vista, a renderli sensibili, più sensibili al canto di casa loro... guardi un po’ a che punto sono arrivato. Il più lebbroso, il più odiato, il più triste e incellulato dei cani. [...] Ah l’odio! Il francese odia il francese; s’interessa veramente a lui solo quando può mandarlo alla ghigliottina o metterlo al muro. Che sollievo! Il vero patriottismo gli manca del tutto. Il patriottismo della creazione, dell’ammirazione, altri ne faranno l’abominevole esperienza! la storia di Francia e la storia della caccia allo scrittore francese, della sua persecuzione e del suo esilio – divertitevi a farne la lista. In un’epoca in cui si fanno tante “liste”. Quanti scrittori francesi sono stati costretti a fuggire la Francia? L’albo è sconfortante. Il francese ha nei confronti dei suoi un solo riflesso: la parzialità, l’odio, il disprezzo, l’oltraggio. Tutto ciò è stato però perfezionato. L’esilio non basta più. Vi si aggiunge la prigione. In fondo, è un odio inconfessato tra i combattenti (i veri combattenti) del 14-18 e quelli del casino del 39. Dobbiamo pagare anche questo. L’animosità inconfessata. A chi si farà mai credere che un reduce di 2 guerre mutilato al 75% sia un venduto alla Germania? Nessuno può crederlo. Ma si vuole crederlo. Per detestare, odiare, torturare le persone, il pretesto è troppo bello!
Cordialmente vostro,
LF Céline
***
MEUDON, 28/12/1959
Mio caro Maestro, [...] Non avevo, non ho mai avuto la vocazione letteraria... ma avevo e fortissima la vocazione medica... Da bambino... essere scrittore mi sembrava stupido e fatuo... fui scrittore mio malgrado, se così si può dire! [...] Alle prese con un’umile clientela a Clichy, in rotta con mia moglie e la sua famiglia, facevo veramente fatica a pagare le rate... in quel periodo andavano di moda i “populisti” tra cui Dabit che conoscevo un po’... arrangiarsi con ogni mezzo! 1932... ho preso il nome di mia madre: Céline per non essere scoperto... senza alcuna vocazione lo giuro, con paura e vergogna, fu scritto “Il Viaggio”... Denoël lo accettò... (n’è morto 22 anni più tardi)... pensavo che al momento della pubblicazione dietro il nome-cognome di mia madre non sarei stato scoperto... che avrei potuto pagare l’affitto e basta! Chissà, comprami un locale! Diamine! Il branco si è scagliato subito contro la bestia! E tutto si è accelerato ! i miei tre difensori al Goncourt furono Ajalbert, Descaves e Daudet... non restava che essere fatto a pezzi, farsi massacrare... nessuna vocazione! A quel punto la medicina era diventata impossibile! La scritturaccia pure! cacciato come sono dai medici-scrittori! Piccolissimo dolore!
L’antisemitismo fu un pretesto all’hallalì... La persecuzione viene da un’altra parte, viene dal Viaggio, dallo stile... [...] Mille auguri e rispetti, Destouches***
12/1/[1960]
Ammirazioni letterarie? Voglio vedere... si può solo apprezzare da molto lontano... m’interesso solo allo stile, frega nulla delle storie! Sono sicuro solo di La Fontaine... Malherbe... Voltaire dei piccoli versi... i romanzieri sono diventati noiosi... Si può imparare il medico di campagna da Balzac? L’adulterio da Flaubert? L’informazione e la ciarlataneria non ci lasciano alcuna curiosità. Restano gli stilisti, ma troppo vicini: Mallarmé, Rimbaud, Baudelaire...

© Gallimard 2013 (Traduzione di Fabio Gambaro)

giovedì 23 gennaio 2014

Morte a credito e... Sex Crimes!













Nel film Sex Crimes (1998), quando i poliziotti vanno a trovare Suzie Toller (Neve Campbell), una ragazza che vive in una roulotte e che in passato ha accusato il suo insegnante Sam Lombardo (Matt Dillon) di averla violenatata la trovano a leggere il libro di Celine.

Suzie, alla poliziotta che cerca di curiosare sulla sua lettura, dice: “E’ Céline, uno che aveva molto chiaro che razza di stronzi sono gli esseri umani”.



lunedì 13 gennaio 2014

Una mostra su Philippe Ignace Semmelweis a Roma...



"Nei padiglioni di ostetricia la febbre impunemente uccide, come vuole, dove vuole, quando vuole", scrisse il medico Louis Ferdinand Auguste Destouches nella sua tesi di laurea. Il medico Destouches era lo scrittore Céline, che a Semmelweis dedicò appunto il lavoro con cui concluse gli studi universitari. Nella Vie et l'ouvre de Philippe Ignace Semmelweis, del 1924, quello che successivamente sarebbe divenuto uno dei più cupi e nichilisti indagatori dell'anima umana celebra con entusiasmo e slancio la figura del medico, sottolineando con commozione il suo tormento e il suo dolore per le morti continue e inarrestabili di giovani innocenti.


http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95134&typeb=0&Il-gabinetto-del-dottor-Semmelweis-



giovedì 9 gennaio 2014

La mia Germania - Da un castello all'altro di Céline, di Francesco Biamonti


La mia Germania
 «Da un castello all'altro» di Céline

Francesco Biamonti


Basta guardare una foto di Celine, ciò che colpisce è un'aria da clochard, uno sguardo perduto, una colle­ra poetica. È la collera che lo ha portato a scrivere Vo-yage au bout de la nuit un grido feroce e disperato, in­cubo visionario imperniato sull'assurdità     della    vita umana. La letteratura del­l'assurdo venuta dopo (La nausea di Sartre, Lo stranie­ro di Camus) gli deve certa­mente qualcosa.
Ma ciò che caratterizza Celine è lo stile parlato e quel ritmo ch'egli chiamava la petite musique. «I miei li­bri sono stile, nient'altro, so­lo stile. È la sola cosa che bi­sogna cercare scrivendo. Chissà quanti hanno tentato di copiare il mio stile... ma non possono. È tutto ciò che ho, lo stile, nient'altro. Non ci sono messaggi nei miei li­bri, è un affare di Chiesa. Non ho messaggi da portare. I messaggi sono per gli altri. Montaigne,  Schopenhauer. Io non sono che un piccolo raccontatore di storie. Io la­voro. Sempre. È la mia vita.
Il foglio di carta bianca una è la mia  pietra  tombale: "Qui giace l'autore". Io non dor­mo. Ho preso una pallottola nell'orecchio nel '14-18. Non hanno mai potuto toglier­mela. Allora, la notte scri­vo».
Disperazione e stile, av­volti dal sarcasmo, su fondo di emozione. «C'è chi dice: "Al principio era il Verbo!". Fesserie! io dico: "Al princi­pio era l'emozione". Vedete l'ameba; vedete il bambino appena nato e che grida. L'e­mozione è la verità».
Per questa emozione, che secondo lui porta alla repli­ca, allo scherzo, al fiore del linguaggio, Celine ha coper­to di sarcasmi la Francia in ginocchio. Non ha collabo-rato con nessuno, ma i tede­schi gli hanno offerto spazio sui giornali e la maniacalità della contumelia lo ha per­duto. Per paura (aveva rice­vuto «tre piccole bare, dieci lettere di condoglianze, al­meno venti lettere di minac­cia, due coltelli a serramani­co, una piccola granata in­glese e cinquanta grammi di cianuro... si pensa a me nelle tenebre»), per paura e a ma­lincuore è fuggito a Baden-Baden, dove convergono di­plomatici tedeschi e colla­boratori di tutti i Paesi. È sua intenzione raggiungere la Danimarca, dove, prima della guerra, aveva messo il  suo oro ina cassetta di sicurezza. Ma non potendo la­sciare la Germania, raggiun­ge i collaboratori francesi ri­fugiati a Sigmaringen. Con lui è la moglie, e, dentro la ta­sca di un lurido giubbotto, il gatto Bébert.
Ora è riproposto da Einaudi Da un castello all'altro il resoconto del soggiorno che Celine fece in Germania fra il 1944 e il 1945. La nuova e bella traduzione è di Giusep­pe Guglielmi. E si attiene magistralmente allo stile fu­rioso e corrosivo del testo originale, ne restituisce le fantasmagorie e i processi verbali. Il mondo è quello della disfatta dei collabora­zionisti, di Lavai, di tutta la Francia di Vichy. Va da sé che per uno scrittore come Celine disfatta e catastrofe, freddo, bombardamenti, ignominiosa fuga sono una festa totale, un recul all'ago­gnato fondo della notte, da cui lanciare imprecazioni, lamenti, sarcasmi, maledi­zioni, tutto un vecchio re­pertorio popolare, memore di un defunto anarco-nichilismo. Quei giorni sono de­scritti con veemenza e ilari­tà. Descritti? Si fa per dire. Che tutto è visto a lampi, a squarci, a trasalimenti della memoria. È un grande incu­bo, una sinfonia percorsa da grida strozzate, da suoni rauchi di gola, da musichet­te che vengono dal fondo dei tempi. L'apocalisse è in mar­cia. Siamo sulle rive dell'A-cheronte, dov'egli aspetta amici e nemici per le sue ven­dette postume. Non manca­no i vagabondaggi nella sto­ria alla ricerca di una consor­teria di sventura, un astuto tentativo, in verità, di nobili­tare il suo destino. Compaio­no spartachisti, girondini, templari, giuseppisti (hidalgos collaborazionisti di Giu­seppe Bonaparte) tutti i massacrati, i vinti, carne da fucilazione. Esorcizza in qualche modo il suo destino, di cui sembra gioire. La sua è musica da sfacelo: Laval, Pétain menano la danza: mario­nette sinistre. Sono tutti nel brago, sotto le bombe, nelle stazioni sconvolte: generali, ammiragli, funzionar! politi­ci, donne dai capelli biondo cenere, «dotate per la troiaggine», profughe di ogni Pae­se, tedesche, francesi, litua­ne «gambe all'aria, bianche quasi argento». E cantano... Per così dire!
«Sono successe delle co­se... molte cose... vi racconte­rò...». Questo intercalare di Celine, questa chiusa nel pie­no della tensione fa venire in mente certi conteurs di pae­se. Quante volte li ho sentiti!
Si interrompevano all'im­provviso: «Non so pili mette­re in piedi la mia storia... Aspettate! "E partivano per deliri, per fantasie fuori del seminato. Solo che qui c'è poco da sorridere, la sara­banda copre fatti gravi, gra­vissimi, non escluso il crimi­ne. Ma che volete? La mente umana è piena di follia e spesso si corre con gioia la­mentosa alla propria perdi­zione, all'orgogliosa cerimo­nia funebre. Celine immagi­na di essere fucilato, arrosti­to, ghigliottinato (con Mauriac che lima la mannaia con pietà girondina). Ce l'ha con tutti, in definitiva: con Sar­tre, con Aragon, con Vailland che aveva giurato di uccider­lo, con Elsa Triolet, con Claudel, con Montherlant... I suoi nemici sono dappertut­to, dalla Costa Azzurra alla Scandinavia, nelle case editrici, nel bunker di Berlino. Non c'è infamia, d'altronde, di cui non si accusi e si cari­chi: ha venduto al nemico la linea Maginot e il porto mili­tare di Tolone.
Ma c'è un punto dolens ch'egli copre e di cui forse si vergogna, l'antisemitismo. Diventa sofista, giunge a dire d'aver lanciato agli ebrei in­giurie e rampogne per scon­giurare la guerra e il loro massacro. Strana, oscura ar­gomentazione. La sua arte qui non funziona; non riscat­ta, come si diceva una volta.

* * *

L'aspetto di Celine, da mendicante fuori del tempo, il sorriso tra ghiacciato e tri­ste, l'incapacità di finire una frase senza inceppare nel balbettio, destano simpatia. È un caso umano oltre che letterario. Ora in Francia se ne discute molto: sono appe­na uscite le sue Lettres à la Nrf, naturalmente piene di insulti a Gallimard e a Pau-lhan, che dopo la prigionia lo hanno spronato a scrivere e hanno cercato di aiutarlo. Ecco come ragiona della sua fatica in Da un castello all'al­tro. «Sono più in condizione, andiamo!... mi casca la pen­na!...» "Ma no, Céline... lei è in gran forma, invece!... l'età più bella! Cervantes!... Le in­segno niente!"... Il trucco di tutti gli editori per spronare i loro vecchi ronzini... che Cervantes era uno sbarbatello!... 81 calende!».
Odiato dagli uni, ammira­to dagli altri, la curiosità in­torno a lui  grande. Sono an­dati persine a far parlare il suo pappagallo, Toto. (Si sa che questi uccelli vivono centinaia d'anni). Attirato dal grano, dopo un lungo si­lenzio, Toto si decide e grida: «Gaston du pognon!» e in un grande battito d'ali: «Monsieur est absent». Ride nasa­le e dice ancora: «Paulhan, faux pédé». Passano dieci minuti e infine esclama: «La littérature se meurt!» (Mah! Sarà vero?).
Questa letteratura céliniana suscita ancora infinite di­scussioni, questo stile tutto parlato con frasi a filo spina­to, irte di esclamazioni e puntini di sospensione. Nes­suno ne nega l'importanza. È l'acuminato, eterno lamen­to; forse viene da Giobbe, certamente dalla letteratura maledetta. «O toi, le plus savant et le plus beau des An-ges... O Satan, prends pitie de ma longue misere!».
Per ciò che riguarda il suo mondo morale, ne ho sentite tante di opinioni, persino raffinate spiegazioni del suo antisemitismo. «Che vole­te?» mi diceva tempo fa Ber­nard Simeone, scrittore e ita­lianista. «Aveva bisogno di un grande nemico. E quale più grande nemico del popo­lo eletto, diretta emanazione di Dio? Si, era un grande scrittore, ma un uomo del­l'alto medioevo».

“il Giornale”, 12 novembre 1991

Grazie a Raffaello Bisso per la segnalazione!